Marmo A Colazione

Adam Green è un cazzone

In Recensioni on gennaio 25, 2010 at 11:12 am

 

Mettiamo le cose in chiaro: Adam Green è sempre stato, è, e sempre sarà, un cazzone enorme. E’ uno di quei tipi che non hanno mai scritto una grande canzone ma che in mezzo ad una festa riuscirebbe a scoparsi qualunque ragazza imbracciando una chitarra. Fra ammiccamenti, scherzi divertenti e divertiti, quella goffaggine un po’ artefatta e quella perenne aria da “non so cosa sto facendo”, sarebbe capace di mettere in piedi una piacevole melodia in qualunque momento. Questa sua caratteristica (peculiare in tutta la sua musica) ha inevitabilmente contraddistinto tutta la sua discografia (non a caso numerosa nonostante i pochi anni di attività). Una carriera sempre a galleggio fra canzoni amabili e esperimenti del tutto anonimi. Un atteggiamento assolutamente di tutto rispetto, quello del ragazzo newyorkese che rifiuta di prendersi sul serio, andando inevitabilmente incontro alla maggior parte della critica musicale (assolutamente priva di senso dell’umorismo) che difficilmente gli ha concesso più di un 7.2.

Ok arriviamo al nuovo album: “A Minor Love”. Va in una direzione diversa rispetto a quanto detto fino a sopra? non saprei! E’ un bene? Probabilmente no! Il punto è che continuano a diffondersi nei suoi album delle tremende lamentele in cui il nostro eroe mette la testa a posto e fa il verso a Leonard Cohen (“Boss Inside”, “Don’t Call Me Uncle”). Pezzi simili erano presenti anche in “Sixes Sevens”, ma qui mantenevano un imprevedibilità assolutamente necessaria, la possibilità che qualcuno potesse gridare da un momento all’altro ricordandoci che stavamo ascoltando un album di Adam Green. Qui c’è l’inquietante sensazione che il ragazzo inizi a prendersi sul serio, il che sarebbe un trauma per tutto il mondo della musica indipendente. La maturazione in ogni caso c’è da ogni lato si guardi questa nuova creatura. Si ha solo la paura che questa faccia perdere il senso dell’umorismo ad Adam (sensazione peraltro registrabile nelle “buone” “Buddy Bradley” e “Stadium Soul”) che in ogni caso dimostra di aver affinato le sue doti d’artigiano musicale in gemme assolute come “Breaking Locks”, “Goblins” e “Castles and Tassels”. Tutti pezzi stralunati, divertenti che sembrano essere scritti alle 4 di notte dopo una sbronza di bourbon. Quell’improvvisa sensazione di leggerezza che Adam Green sembra essere capace di donare con estrema naturalezza a qualunque cosa tocchi. E così mentre lo ascolti ti ritrovi a sorridere anche quando hai la peggiore delle giornate e non puoi che perdonargli anche oscenità come “Oh shucks” e “Lockout”, quest’ultima probabilmente rubata durante le session di “The Information” di Beck. Anche perché la traccia numero 2 di quest’album si intitola “Give Them a token” ed è un pezzo assolutamente magnifico che da solo vale il prezzo del biglietto. Una volta ascoltati questi 2minuti e 13secondi avrete un sorriso ebete stampato sulla faccia fino alla fine dell’album, un buon umore che vi farà passare sopra a tutto il resto. Dicevo sopra che Adam Green non aveva mai registrato una grande canzone? Mi sbagliavo! Questo pezzo è sensazionale.

 

In conclusione possiamo dire che in questo disco il nostro Adam è patetico quando fa il Leonard Cohen, avvilente quando fa il Beck e assolutamente irresistibile quando fa l’Adam Green. La sensazione (e la paura) è che la virata verso mete nashvilliane sia dietro l’angolo, ma nel frattempo appoggiamo pure la puntina nel vinile e godiamoci “what makes him act so bad”, in fondo è sempre una cazzo di festa.

Annunci
  1. Apro le danze!
    Adam Green non lo conosco ma la recensione che ne fai mi stuzzica… non so se per le critiche o le poche canzoni belle, ma mi hai incuriosito! Ti dirò di più una volta che avrò ascoltato qualche pezzo! A presto!
    Ah… bella idea il blog, mi piace!

  2. Io non me la sento di dare un giudizio…
    Non conosco il “cazzone” di cui parli, anche se da adesso in poi(una vocina mi dice)ne sarò ossessionata…

    Ti dirò però che quando leggo i tuoi pezzi mi sembra di perdermi nel tempo in cui le rivoluzioni sembravano possibili… Mi ritrovo ad Haight Ashbury a fumare spinelli con piume colorate in testa e mi sembra chiaramente di percepire la tua voce che esce dall’autoradio della macchina…”ma nel frattempo appoggiamo pure la puntina nel vinile e godiamoci “what makes him act so bad”, in fondo è sempre una cazzo di festa…”

    Questa è Beat Generation…Proprio una cazzo di festa.
    Grazie.

  3. Complimenti, molto divertente e sui generis come recensione, inoltre facendo anche tu il “cazzone” da blog e “imbracciando” una tastiera mi sa che rimorchi pure —>> v.s. Guenda 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: