Marmo A Colazione

“Sisterworld” dei Liars: Guida galattica per diventare caricature di se stessi

In Recensioni on marzo 23, 2010 at 12:46 pm

Vorrei poter dire che ascoltare il nuovo disco dei Liars è come mangiarsi delle uova di prima mattina dopo una sbronza colossale. Vorrei poter dire che quest’album è una montagna di merda e che ascoltarlo è stata la tortura più grande a cui mi sono mai sottoposto. Perché? Perché io venero i Liars, li amo fisicamente e avrei preferito odiare questo disco piuttosto che rendermi conto che è il nulla più totale. Cosa si prova ad ascoltare “Sisterworld” ? Assolutamente niente, nemmeno la noia, perché dopo tre tracce vi rendete conto che la vostra mente diventa indifferente a quei suoni provenienti dalle casse dello stereo e voi vi ritrovate a pensare a come riparare la giuntura delle tende della vostra camera.

Se non fosse per l’artwork più figo di tutti i tempi, la traccia d’apertura “Scissor” e un secondo disco di remix pieno di guest star da far slogare la mascella per una settimana, si potrebbe benissimo buttare dalla finestra questo “Sisterworld” nella speranza di colpire Gigi d’Alessio che passa lì per caso. Per quanto mi riguarda è probabilmente una delle delusioni più cocenti di questo inizio di 2010 anche se, in un certo senso, non proprio non annunciata. Anche il precedente “Liars”, infatti, dava segnali preoccupanti di un involuzione creativa del gruppo impegnato ad appiattire il proprio stile, proponendo un disco pieno di sonorità eterogenee che facevano sembrare il tutto una fottuta raccolta di canzoni. Ma che cazzo! Passi per un gruppo qualunque, ma da chi che mi ha proposto “Drum’s not dead” è una cosa che non sta in piedi. Decidere di avvilirsi a questo modo dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità. Quello che era lo stile dei Liars è diventato il loro non-stile, a galleggio fra un rock alternativo di bassa lega e le loro atmosfere psicotiche. Una scorcatoia (perché questa è) che funziona solo nella splendida traccia d’apertura “Scissor” (Come d’altronde era epica “Plaster Casts of Everything” all’inizio di “Liars”) un vero e proprio incubo capace di scuotere le vene del nostro inferno personale. Ma poi la noia singori! Una noia talmente strabordante da uscire dalle pupille dei vostri occhi, alla disperata ricerca di qualche sostanza alternante capace di farvi apprezzare quest’infame nenia.

Insomma, i fantastici e conturbanti lidi Berlinesi non potrebbero che essere più lontani. Sembra davvero che Angus e soci abbiano deciso di diventare più appetibili e di vendere la propria anima al diavolo rinunciando al loro estremismo espressivo a favore di fottute canzoni rock. Pezzi senza grinta, né senso di esistere, che non starebbero in piedi un minuto se il gruppo non si fosse preoccupato di travestirli un po’, di prendere in cantina il vecchio costume di carnevale da Dracula, che funziona sempre, per cercare di fare paura ai bambini che passano per strada il giorno di Halloween, senza rendersi conto, però, che in realtà sono diventati una triste caricatura di Leslei Nielsen in “Dracula: Dead and Loving It” di Mel Brooks.

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  1. Scrivere di musica non è per tutti.

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