Marmo A Colazione

Shackleton: Tenere lontano dalla portata dei ragazzi in bad trip

In Recensioni on giugno 22, 2010 at 10:10 pm

“Three eps” è un disco davvero spaventoso. E per spaventoso non intendo un aggettivo per raccontare la bellezza estrema di quest’album, intendo proprio che questa musica fa cagare in mano dalla paura, se ascoltata nelle giuste condizioni e situazioni. E’ sera e nonostante siamo in pieno giugno e dovrebbe essere estate, piove. E’ domenica precisamente, e sono uscito da una giornata lavorativa incredibilmente impegnativa, ho fatto chiusura nella videoteca dove lavoro e sono le 23.30. Raggiungo i miei amici per concludere questo fine settimana come facciamo sempre, vedendo qualcosa di horror. Abbiamo per le mani i dvd di “Incubi e deliri” una serie di episodi da 30 minuti circa basati sui racconti di Stephen King.

E’ l’ideale per non fare troppo tardi a casa. Proviamo un episodio dove uno scrittore è tormentato da un quadro acquistato in un mercatino e che sembra fissarlo. Voglio mangiare qualcosa. Vedo delle tortillas con tanto di salsa verde che dovrebbe essere del guacamole. Ho i sensi di colpa visto  che da qualche mese ha assunto le sembianzee di Jabba the hut. Ma ho troppa voglia così decido di mangiare quella roba atroce che ha un sapore che è un mix di plastica e gomma da masticare al gusto di acciaio. Dopo averne inghiottite una dozzina sto malissimo, mi viene la nausea e ho la sensazione di digerire del plutonio. Simone, che è con me, è caduto nel pomeriggio mentre giocava a calcetto e il suo polso peggiora, così mi chiede di portarlo al pronto soccorso. Finiamo di vedere il film che si conferma una cagata immensa. Partiamo per il pronto soccorso, guido io e metto su il disco di Shackleton. Ho una nausea importante e Simone dice che secondo lui quando arriviamo ricoverano me, che continuo ad essere colto da conati devastanti e il colore della mia pelle è sempre più simile a quello di  Lo Pan in “Grosso guaio a Chinatown”. Inizia “(No More) Negative Thoughts” e una paranoia siderale si distende lungo i bordi dell’auto, fuori ribolle il buio e la pioggia, ho la sensazione che qualcuno mi segua. Simone dice che la musica è troppo paranoica. Oscurità. Affanno.  Io inizio a sentire caldo e se inclino leggermente la testa mi viene da vomitare. Shackleton mi entra dentro le vene, il mio cuore si sincronizza con i battiti della sua angoscia e le sue sonorità si accavallano fra il grasso della mia pelle come insetti che si muovono a ritmo epilettico, è un’esperienza sensoriale. La cosa drammatica è che cresce sempre di più e ho sempre più la sensazione che qualcuno ci stia seguendo. Al quarto minuto la musica si fa più invadente, formicolio sulle mani e prutore sulle braccia. Così, nonostante sia attirato da qualcosa di così portentoso, non posso far altro che cambiare disco per evitare di vomitare tutta la mia angoscia sulle gambe del già dolorante Simone. Metto “Illionois” dei Fang island. E penso agli effetti che una  musica come quella presente in “Three Eps” possa provocare in qualcuno in pieno bad trip da lsd, se ha provocato questo delirium in me semplicemente vittima da un’intossicazione alimentare dal sapore piuttosto geek! Questo disco è monumentale e Simone si è rotto il polso.

 

 

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