Marmo A Colazione

Ed Harcourt live in Cesenatico: Report

In Recensioni on agosto 30, 2010 at 10:47 pm

Domenica 22 Agosto. Sono nelle colline senesi insieme alla mia dolce metà e il nostro weekend romantico si concluderà nella sera a Cesenatico dove vedremo Ed Harcourt in concerto. Lo scorso anno abbiamo visto Leonard Cohen. Mi rendo conto che non è la stessa cosa, ma il buon Ed è un qualcuno che mi sta a cuore, sarà probabilmente per quella faccia da orsacchiotto che si ritrova, o per il fatto che rappresenta quel tipo di cantautore che avrei sempre voluto essere, uno di quelli che vive in un loft a New York e passa il suo tempo giocando a Dungeons & dragons con Colson Whitehead.

Sono le 17 e ci aspettano 3 ore di macchina così ci mettiamo al volante. Prima di partire mi sono informato sul concerto ed ho scoperto che Ed Harcourt imposta buona parte del suo show sul nuovo materiale. Così, nonostante il terzo e il quarto disco erano praticamente da buttare, ho rimediato il nuovo “Lustre” per rendermi conto a cosa andavamo incontro. Proprio mentre entriamo nell’autostrada il nuovo album di Ed inizia ad uscire a carponi dalle casse. Io ed Ele ci guardiamo. Sappiamo entrambi che è una cagata pazzesca, ma facciamo finta di niente, vogliamo arrivare al concerto e godercelo. Dopo pochi chilometri siamo completamente incastrati in un traffico infernale. Dovrebbero esserci dei lavori poco più avanti. Mai valutazione fu meno esatta. Superato il punto dei lavori, infatti, la fila di automobili continua possente ad avere la meglio su di noi (dejavù?) e presto mi accorgo che le macchine intorno a noi hanno delle valigie legate sul tettino, lettini da mare che sbucano dal portabagagli e sguardi tristi su visi abbronzati. A questo punto le questioni sono due: o Skynet è finalmente uscita allo scoperto e ha dato il via all’apocalisse (il che giustificherebbe un esodo del genere) o, molto più probabilmente, nella mia ingenuità da niubbo viaggiatore, non avevo calcolato che le 17 di domenica 20 agosto dovrebbero essere un’orario piuttosto indicato per il ritorno di massa dalle vacanze degli italiani. Rimaniamo incastrati in un caldo infernale per troppo tempo, ho sudore sparso ovunque e “Lustre” di Ed Harcourt è sempre più palesemente una cagata immonda. Eleonora passa il tempo scattando foto a chi sorpassiamo e chi ci sorpassa, per vedere che faccia hanno quando sono al volante. Io ho paura che qualcuno se ne accorga, scenda e, con i nervi a pezzi per la mega fila, distrugga a mazzate il mio parabrezza in stile Walter ne “Il Grande Lebowsky”. L’attesa è snervante decidiamo di mettere dei dischi epici e così prima Beirut e poi gli Animal Collective riescono a tenerci un po’ in piedi.

Ci muoviamo a passo di lumaca. Sono convinto che non arriveremo mai e questa fila sembra infinita. Ben presto mi ritrovo a passare da una corsia all’altra della strada come un esemplare sotto sviluppato della specie umana. Passano due ore e finalmente riusciamo ad evadere da quell’inferno e prendere la strada che ci porterà a Cesenatico dove ci sarà il concerto di Ed Harcourt. “Ne sarà valsa la pena?” mi chiedo. “Abbiamo perso un’ora di viaggio, non riusciremo a cenare con calma”, penso. Il fatto che ci aspettano altre due ore di strada è per certi versi snervante e nemmeno gli Animal Collective, che normalmente fanno esplodere il mio sangue, riescono a darmi la grinta necessaria per affrontare il viaggio. Poi mi ritorna alla mente un gioco che facevo in piena adolescenza per colpire gli altri sulla quantità di gruppi che conoscevo. Si tratta in sostanza di dire il nome di un gruppo e l’avversario deve dirne un altro che inizi per l’ultima lettera del nome della band da te citata… e così via. (Ad esempio: io dico “Wu tang Clan“, te diciNirvana“, io dico At the Drive in” e così via…). E’ praticamente un gioco infinito, ma ci divertiamo un sacco e questo fa volare il viaggio. Le difficoltà arrivano sempre sulla “I”, la “Z”, la “U” e la “Y”.

Finalmente arriviamo a Cesenatico e mi sembra di tornare bambino quando andavo con i miei ad Alba Adriatica. Questo posto sembra  una fogna, ma c’è uno strano senso di nostalgia nell’odore della salsedine che filtra dalla fessura del finestrino dell’automobile. Penso che “Something in my eye” di Ed Harcourt sarebbe la colonna sonora perfetta di questo momento alla Bergman. Giriamo in lungo e in largo Cesenatico e finalmente riusciamo a trovare il bagno dove il concerto si svolgerà. E’ un miracolo poter uscire dall’automobile. Vedo poca gente in giro. Faccio il parchimetro e mi avvio verso la struttura. Le serrande sono abbassate e le luci sono spente. Ho dei sospetti. “Sarà perché il concerto si fa all’aperto”, mi dico. Entriamo e non c’è nessuno. Solo tavoli e sedie accatastati al buio. Dalla spiaggia arriva un tipo in ciabatte e costume gli dico se sapeva qualcosa del concerto e mi risponde di no. E’ gentile, fa un telefonata e ci dice che il concerto è stato annullato. Io ed Eleonora scoppiamo in una risata isterica. Lui cerca di tirarci su, gli diciamo quanta strada abbiamo fatto (e dobbiamo fare). Lui dice: “Vabbhe! ma quì c’è un sacco di vita, potete andare in un altro bagno per divertirvi”. Già non vedo l’ora di ballare Tu pa pa l’Americano insieme giovani nazisti del lungomare”, penso. Mangiamo una pizza, prendo la macchina e faccio altre due ore per andare a casa. Eleonora è accanto a me che dorme e io non riesco ad essere incazzato.

Piccolo Flashback alla Lost —-> E’ sabato 14 agosto sono le 17 e fra meno di una settimana partiamo. Sono a casa di Eleonora e completiamo gli ultimi preparativi prima della partenza. Mi suona strano che Ed Harcourt faccia una data unica a Cesenatico e mi ricordo di un concerto di Maximilian Hecker nella stessa location che era stato visto da alcuni miei amici e che mi raccontarono fu annullato (in realtà poi scoprì che avevo capito male e l’artista aveva suonato. L’aneddoto era che aveva ruttato durante lo show). Così, visto che sono uno paranoico, chiamo gli organizzatori e gli chiedo se il concerto è confermato. “Certo!” Mi dicono. “Nessun problema. Anche in caso di cattivo tempo abbiamo uno spazio interno in cui fare l’evento, quindi non si preoccupi”. Mi confermano. Bene. “Chissà se suonerà All of your days we’ll be blessed?” Mi chiedo.

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