Marmo A Colazione

Regole comportamentali per un concerto (Guida pratica)

In Pillole on maggio 3, 2012 at 10:12 am

Ancora una volta sua santità Bradford Cox  ha dato voce al nostro disagio. Nel corso del concerto degli Atlas Sound a Minneapolis, un coglione disturbava il pubblico chiedendo a gran voce che il gruppo eseguisse “My Sharona” dei The Knack. Il leader del gruppo, di tutta risposta, ha suonato una versione di 60 minuti della hit del ’79.  Alla conclusione del pezzo ha invitato lo scellerato a salire sul palco, denudarsi e ripetere a gran voce: “questo è quello che accade quando richiedo una canzone ad un concerto”. Ma questa è storia. L’aneddoto, ormai noto ai più, resta comunque spunto interessante per stilare sei semplici regole comportamentali da seguire durante un concerto:

E’ vietato richiedere una canzone Se non capite cosa si prova, vuol dire che durante i vostri innocenti 16 anni non vi è capitato di assistere ad un concerto dei Marlene Kuntz con un ubriacone alle vostre spalle colto dall’illuminante idea di gridare “MERRY CHRISTMAS!!!” per tutta l’esibizione della band. E’ passata più di una decade, ma nonostante ciò tutti quelli che erano con me vivono quel momento ancora come una tragedia personale. E’ un comportamento da vile bifolco, e lo dimostra il fatto che il pezzo richiesto è sempre di una banalità imbarazzante. Il più banale subito dopo quelli talmente banali che per forza devono essere suonati. Probabilmente è una canzone del primo album famoso della band, visto che quel selvaggio non ha avuto la forza, e/o la voglia, di ascoltare altro. Non capita mai che uno chiede ai Radiohead di suonare “The Amazing sound of Orgy”, nonostante il tipo che sta lì con le dita incrociate a sperarlo in religioso silenzio è proprio la persona che se lo meriterebbe.

Basta con queste cazzo di macchine fotografiche. Non voglio essere un rompicazzo patentato, mi rendo conto che esistono un sacco di persone con la passione della fotografia e che un concerto può essere un soggetto molto stimolante.  Ma mi rivolgo alle milioni di persone che si ritrovano il bicipite destro di André the Giant a forza di tenere in alto questa macchinetta (o cellulare) da due soldi per fare video di pessima qualità, con un audio di merda, che nessuno vedrà mai. L’ultima moda è farli con dei comodissimi Ipad. Come diceva Dylan Moran non hai bisogno di filmare questo momento per essere sicuro di averlo vissuto, lo stai già vivendo, è lì. Potrei anche passare sopra al triste panorama di un concerto con ottanta milioni di macchinette accese, ma quello che mi manda in bestia è trovarsi di fronte a concerti selvaggi in cui Timothy Harrington fa stage diving sul suo pubblico a bordo di uno scalandrino preso dietro le quinte come un cazzo di sciroccato, e le persone attorno invece che andare fuori di testa e provare a leccare il suo sudore se ne stanno lì con queste cazzo di fotocamere, già pronti a spararsi una sega pensando al momento in cui lo caricheranno su Facebook con su scritto “Io c’ero!”. Dici? Io non ne sono convinto.

E’ vietato assistere ad un concerto immobili come dei non morti hipster del cazzo.  Ma quando si è deciso che i concerti sarebbero dovuti diventare delle messe per delle checche senza vita? “Quando c’è stata la riunione a riguardo? Siete stati consultati? Io di sicuro no. Non ricordo il promemoria con su scritto: “stiamo pensando di trasformare i concerti da viscerali feste selvagge a festival dell’Alzheimer, cosa ne pensi?”. Perché altrimenti con il cazzo che avrei detto di sì ad una scelta del genere”  

E’ vietato scrivere su Facebook “Sono al concerto dei “x” ed è fighissimo”. Bene, allora perché non lo guardi e te lo godi invece di perdere il tuo tempo con quell’Iphone di merda? Secondo quale logica dovrebbe fregare più agli altri del concerto che stai vedendo (poiché nemmeno hanno comprato il biglietto), visto che te, che sei lì e dici che ti piace passi il tuo tempo su Facebook piuttosto che ascoltarlo?

E’ vietato rifiuta e di passare ganja al vicino che te la chiede. Hunter Thompson nel suo programma da candidato sceriffo di Aspen diceva che “nessuna droga che vale la pena di essere assunta dovrebbe essere venduta per soldi”. Bill Hicks diceva che “l’erba non solo dovrebbe essere legalizzata, ma dovrebbe essere obbligatoria”. Tutte cose vere, ma che all’interno di un concerto diventano dei cazzo di comandamenti sanciti dal padre enterno. Non passare da fumare ad un vostro vicino ad un concerto sarebbe come negare dell’acqua ad un disperato in mezzo al deserto. Farete del bene all’umanità, a voi stessi e all’universo intero. Francamente ancora non capisco cosa aspettino a sparare immense balle di passivo da quelle macchine del fumo che si trovano sul palco.

E’ vietato andare ad un concerto con Nicolas Cage. Perché andrebbe fuori di testa, troppo fuori di testa.

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  1. […] non così poco per non segnalare l’ottima guida pratica “Regole comportamentali per un concerto”. Da sottoscrivere punto per […]

  2. No, vabbè, hai esageratamente ragione, hai riassunto le ragioni di tutte le mie nevrosi da fauna concertistica.

  3. Sottoscrivo tutto, o quasi.
    I passaggio di ganja su richiesta no, però, c’è un galateo della canna da rispettare.

  4. Ciao! Sono capitata qua per caso, ma sono completamente d’accordo con quello che hai scritto, a volte mi dispiaccio del fatto che non ho foto dei concerti, ma poi penso all’autospurgo che vorrei usare contro i tizi che non fanno altro che scattare foto; in certi casi, in virtù del “io sono qui ed è fighissimo” si fanno addirittura autoscatti con la band in secondo piano, ecco, se io fossi nella band e li vedessi ci rimarrei parecchio male, perché, che cazzo stanno suonando e questi-e non se li cacano di striscio ma pensano ai loro profili patinati su facebook e allora mi chiedo se questa gente, con questo tipo di atteggiamento, sa che cosa sia un concerto e mi rispondo di no e che fino all’altro ieri ascoltava Gianna Nannini. Perciò hai fatto bene a scrivere queste regole.

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