Marmo A Colazione

Archive for the ‘Pillole’ Category

TOP 10 – INTRO

In Listomania, Pillole on febbraio 6, 2015 at 1:11 pm

BECK – “NEW POLLUTION”

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BEATLES – “STRAWBERRY FIELDS FOREVER”

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SUFJAN STEVENS – “THE AGE OF THE ADZ”

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JIMI HENDRIX – “CROSSTOWN TRAFFIC”

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CAPTAIN BEEFHEART – “SURE ‘NUFF N YES I DO”

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BOB DYLAN – “4TH TIME AROUND”

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EASY STAR ALL STARS – “TIME” 

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LATRIX – “BURNT PRIDE”

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SONIC YOUTH – “SUGAR KANE”

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HOWLIN’ WOLF – “MOANIN’ AT MIDNIGHT”

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Yours?!?!?!!?

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TOP 5 – Canzoni sui cani

In Pillole on giugno 6, 2013 at 11:05 pm

Creparci

In Pillole on luglio 5, 2012 at 6:48 pm

Martin Scorsese, a seguito di un periodo di depressione e di totale immersione nel lavoro, finì in ospedale a pezzi moralmente e fisicamente. Il regista racconta come fra le persone che lo andarono a trovare e gli consigliarono di darsi una calmata ricevette la visita di Federico Fellini, che gli diede una pacca sulla spalla e gli disse: “Continua così amico, crepaci”.

Ma andiamo con ordine. Il Dancity Festival, recentemente definito da Raffaele Costantino su Musicalbox  (con una metafora per nulla Radical chic) “Come il piccolo negozio sotto casa con le cose buone e di qualità”, è una rassegna dedicata alla musica alternativa che si svolge nella mia città, un agglomerato di ostilità di 50mila persone. Grazie all’impegno e la passione dei componenti dell’associazione (e questa non è retorica ma realtà) è riuscita a ritagliarsi uno spazio assolutamente incontestabile nel panorama italiano. Il festival è talmente benvoluto dai politici locali che oltre a riservargli briciole di anno in anno, è stato costretto a cambiare location ogni edizione. Un politico (dell’estrema sinistra ovviamente) lo ha recentemente definito “una manifestazione di drogati”, dimostrando una grande apertura mentale. Ma d’altronde stiamo parlando di persone che utilizzano ancora le parole “compagno”, “piazza” e “drogati” per l’appunto. Ma tutto ciò è bene, se una cosa fa schifo (e resta incomprensibile) a vecchi e politici, vuol dire che si sta facendo un buon lavoro, in caso contrario è da preoccuparsi.

Guardando la Line up di quest’anno si prova una strana sensazione di leggerezza nel cuore. E la si prova per il coraggio evidente mostrato dall’associazione nella selezione degli artisti. Potrebbe scappare anche una lacrima se contestualizzato all’interno del decadente deserto culturale che è attualmente il panorama concertistico italiano. Un’anticamera dell’inferno dove camminano solo i soliti quattro nomi nostrani, dinosauri che non vendono più dischi come un tempo e si inventano side project per girare un po’ e pagarsi la manutenzione della piscina e zombies di ogni genere riesumati dall'(in)glorioso panorama italiano di fine anni ’90. Si tratta di una vera e propria apocalisse intellettuale e la colpa è solo di promoter ed organizzatori. Il risultato? Un pubblico sempre più ignorante. Tanto per evitare che mi si dica di parlare del nulla, porto l’esempio di quello che è il festival “rock” più importante della regione, il Rockin’Umbria, che quest’anno nella sua line up ci presenta: Patti Smith, Afterhours e Marky Ramone dei Ramones.

La favola più bella del Dancity è quella riguardante l’annullamento del concerto di Ralf & Florian dei Kraftwerk (i vecchiunculo che raschiano il barile di cui parlavamo) + Atom ad un mese dall’evento. Il sostituto è Nicolas Jaar. Una scelta quasi suicida per una rassegna delle dimensioni del Dancity (che poteva ripiegare in altri dinosauri dalla facile risonanza), ma di un grande coraggio intellettuale di un’associazione culturale che dimostra di stare sul pezzo (Jaar ha recentemente suonato al Moma di New York), con il tipico artista che (dopo l’uscita di “Space is only Noise”) nel nostro paese avrebbe potuto risuonare solo al Mit e a Milano. Perché questa è una proposta culturale, ed è questo che ci si aspetta faccia un’associazione che porti tale nome, piuttosto che puntare sulla sua ossessiva sopravvivenza personale inseguendo disperatamente il biglietto staccato in più.

E allora tenetevi le vostre reunion dei 99 Posse, io domani e dopodomani me ne vado a crepare a quel festival di drogati in questo paesello di montagna.

info: http://www.dancity.it/festival/index.html

Le prossime cinque copertine di Rolling Stone Italia

In Pillole on maggio 10, 2012 at 8:02 am

Impresa più difficile che mai, perché Rolling Stone Italia ha già collezionato una bella quantità di feccia italiana con le proprie copertine: Ligabue, Vasco Rossi, Valentino Rossi, Roberto Saviano, Fabio Volo (nella villa di Playboy) e quant’altro. Ma non mi sono scomposto o scoraggiato; Mi sono rimboccato le maniche e ho cercato di fare il mio tributo personale a sua maestà ildeboscio. Ecco a voi le prossime cinque copertine di Rolling Stone Italia:

Regole comportamentali per un concerto (Guida pratica)

In Pillole on maggio 3, 2012 at 10:12 am

Ancora una volta sua santità Bradford Cox  ha dato voce al nostro disagio. Nel corso del concerto degli Atlas Sound a Minneapolis, un coglione disturbava il pubblico chiedendo a gran voce che il gruppo eseguisse “My Sharona” dei The Knack. Il leader del gruppo, di tutta risposta, ha suonato una versione di 60 minuti della hit del ’79.  Alla conclusione del pezzo ha invitato lo scellerato a salire sul palco, denudarsi e ripetere a gran voce: “questo è quello che accade quando richiedo una canzone ad un concerto”. Ma questa è storia. L’aneddoto, ormai noto ai più, resta comunque spunto interessante per stilare sei semplici regole comportamentali da seguire durante un concerto:

E’ vietato richiedere una canzone Se non capite cosa si prova, vuol dire che durante i vostri innocenti 16 anni non vi è capitato di assistere ad un concerto dei Marlene Kuntz con un ubriacone alle vostre spalle colto dall’illuminante idea di gridare “MERRY CHRISTMAS!!!” per tutta l’esibizione della band. E’ passata più di una decade, ma nonostante ciò tutti quelli che erano con me vivono quel momento ancora come una tragedia personale. E’ un comportamento da vile bifolco, e lo dimostra il fatto che il pezzo richiesto è sempre di una banalità imbarazzante. Il più banale subito dopo quelli talmente banali che per forza devono essere suonati. Probabilmente è una canzone del primo album famoso della band, visto che quel selvaggio non ha avuto la forza, e/o la voglia, di ascoltare altro. Non capita mai che uno chiede ai Radiohead di suonare “The Amazing sound of Orgy”, nonostante il tipo che sta lì con le dita incrociate a sperarlo in religioso silenzio è proprio la persona che se lo meriterebbe.

Basta con queste cazzo di macchine fotografiche. Non voglio essere un rompicazzo patentato, mi rendo conto che esistono un sacco di persone con la passione della fotografia e che un concerto può essere un soggetto molto stimolante.  Ma mi rivolgo alle milioni di persone che si ritrovano il bicipite destro di André the Giant a forza di tenere in alto questa macchinetta (o cellulare) da due soldi per fare video di pessima qualità, con un audio di merda, che nessuno vedrà mai. L’ultima moda è farli con dei comodissimi Ipad. Come diceva Dylan Moran non hai bisogno di filmare questo momento per essere sicuro di averlo vissuto, lo stai già vivendo, è lì. Potrei anche passare sopra al triste panorama di un concerto con ottanta milioni di macchinette accese, ma quello che mi manda in bestia è trovarsi di fronte a concerti selvaggi in cui Timothy Harrington fa stage diving sul suo pubblico a bordo di uno scalandrino preso dietro le quinte come un cazzo di sciroccato, e le persone attorno invece che andare fuori di testa e provare a leccare il suo sudore se ne stanno lì con queste cazzo di fotocamere, già pronti a spararsi una sega pensando al momento in cui lo caricheranno su Facebook con su scritto “Io c’ero!”. Dici? Io non ne sono convinto.

E’ vietato assistere ad un concerto immobili come dei non morti hipster del cazzo.  Ma quando si è deciso che i concerti sarebbero dovuti diventare delle messe per delle checche senza vita? “Quando c’è stata la riunione a riguardo? Siete stati consultati? Io di sicuro no. Non ricordo il promemoria con su scritto: “stiamo pensando di trasformare i concerti da viscerali feste selvagge a festival dell’Alzheimer, cosa ne pensi?”. Perché altrimenti con il cazzo che avrei detto di sì ad una scelta del genere”  

E’ vietato scrivere su Facebook “Sono al concerto dei “x” ed è fighissimo”. Bene, allora perché non lo guardi e te lo godi invece di perdere il tuo tempo con quell’Iphone di merda? Secondo quale logica dovrebbe fregare più agli altri del concerto che stai vedendo (poiché nemmeno hanno comprato il biglietto), visto che te, che sei lì e dici che ti piace passi il tuo tempo su Facebook piuttosto che ascoltarlo?

E’ vietato rifiuta e di passare ganja al vicino che te la chiede. Hunter Thompson nel suo programma da candidato sceriffo di Aspen diceva che “nessuna droga che vale la pena di essere assunta dovrebbe essere venduta per soldi”. Bill Hicks diceva che “l’erba non solo dovrebbe essere legalizzata, ma dovrebbe essere obbligatoria”. Tutte cose vere, ma che all’interno di un concerto diventano dei cazzo di comandamenti sanciti dal padre enterno. Non passare da fumare ad un vostro vicino ad un concerto sarebbe come negare dell’acqua ad un disperato in mezzo al deserto. Farete del bene all’umanità, a voi stessi e all’universo intero. Francamente ancora non capisco cosa aspettino a sparare immense balle di passivo da quelle macchine del fumo che si trovano sul palco.

E’ vietato andare ad un concerto con Nicolas Cage. Perché andrebbe fuori di testa, troppo fuori di testa.

Cinque pensieri troppo illuminati per diventare status di Facebook

In Pillole on aprile 19, 2012 at 11:08 am

Ecco cinque pensieri prodotti dalla mia testa mentre espletavo fondamentali bisogni biologici, che sarebbero stati sprecati come status di Facebook in quanto troppo illuminati:

1. Mario Monti non esiste, in realtà non è altro che Dylan Baldi dei “Cloud Nothings” tornato indietro dal futuro con una delorian lasciata per sbaglio ad Hill Valley e l’almanacco dello sport sotto braccio. Una volta nel presente non è riuscito a convincere il se stesso giovane a conquistare il mondo, così ha deciso di farlo da solo, partendo dal popolo più stupido del pianeta.

 

2. I “Da Hand in the Middle” sono senza ombra di dubbio il miglior gruppo attualmente presente sul territorio nazionale e questo memorabile scambio di battute con Povia, avvenuto sul profilo Facebook ufficiale del cantante milanese, sta lì a dimostrarlo:

3. Il fatto che “Feels” sia alla posizione numero quattro di un’ipotetica classifica dei dischi degli Animal Collective, comprova, senza possibilità di replica alcuna, come ogni critica mossa nei confronti del collettivo di New York non è altro che la manifestazione di una disabilità mentale da parte di chi apre bocca

4. Per un sacco di tempo ho sentito parlare di Mussolini, solo ora ho capito che in realtà ci si stava riferendo al tipo che si è inventato il Bungee Jumping, solo che era così stupido da farlo a due metri e mezzo da terra.

5. In Italia capisci il target di pubblico a cui un discografico intende rivolgersi, dalla scelta o meno di far indossare il cappello al musicista che propone. L’unica scelta di marketing fatta in questo paese si basa sull’equazione: “Lo ascolteranno al primo maggio : Mettigli un cappello = Lo ascolteranno al “Mi ami” : fagli crescere le basette e spettinagli i capelli”. Probabilmente il motivo per cui non amo i gruppi italiani è perché ascoltandoli puoi capire senza difficoltà se indosseranno un capello nella foto promozionale.

 

Bestiario delle parole oscene utilizzate da Capovilla per spiegare perché ha cancellato il profilo di Facebook

In Pillole on aprile 12, 2012 at 9:06 am

Pierpaolo Capovilla ha cancellato il profilo di Facebook. Di per sé, il semplice fatto che Pierpaolo Capovilla avesse un profilo di Facebook era una cosa drammaticamente patetica. Il fatto che ci giunga notizia che abbia deciso di chiuderlo, è ancor più decadente. Ma, come se non bastasse, il buon oste di Venezia ha ben deciso di motivare tutto con una simil-lettera da egocentricoparrucconevecchiounculo che tocca lidi di patetismo assolutamente inarrivabili. E non solo per la natura del fatto in sé, che ovviamente basterebbe: scrivere una lettera per spiegare le ragioni che hanno portato alla cancellazione del profilo di Facebook è una roba che farebbe ribrezzo anche al “Venerdì” di Repubblica. Ma sopratutto per il lessico guzziantiano utilizzato.
Ecco quindi un “bestiario” delle parole oscene utilizzate dal Capovillano nel suo angosciante scritto da vecchiounculo:

“vita reale”, “interlocuzione”, “possono essere certamente utili”, “scambio di idee”, “politica”, “democrazia”, “libero scambio”, “altrettanto”, “farci incontrare”, “invece di unire, dividono”, “democrazia 2”, “tempo prezioso”, “vita vera”, “affetti”, “virtualità della rete”, “contatto diretto”, “filo diretto”, “un suggerimento o una critica”,“moralmente riprorevole”, “malincuore”, “mi riprometto”, “mantenere”, “relazione diretta fra noi”, “non produce discussione”, “chiacchiericcio”, “..in mano a pochissimi soggetti economico/politici”, “pluralismo nell’informazione”, “i media dettano l’agenda”, “nostro vocabolario”, “villipesa”, “desiderio sociale di riscatto”, “ho creduto e credo ancora che la rete potesse…”, “contro potere”, “il sentiero da percorrere è ancora lungo..”, “voglia di cambiare questo paese”, “più uguale e più giusto”, “irta di ostacoli”, “valga la pena di essere combattuta”.

Non ci resta che chiudere con una frase intera, una vera e propria chicca:
“Non mi duolgo per coloro che hanno tentato e tentano di intromettersi nell’amministrazione delle mie pagine: è non soltanto illegale, ma moralmente riprovevole”.

Il conformistevole divano della Dandini è già pronto.

Il testo completo quì (http://www.sentireascoltare.com/news/3516/cervelli-in-fuga-pierpaolo-capovilla-abbandona-facebook.html) nel sempre prolifico “Sentireascoltare”

Ho appena fottuto il mio più grande capolavoro.

In Pillole on marzo 1, 2011 at 9:17 pm

Circa due settimane fa ho scritto il mio capolavoro. Un pezzo che descriveva in maniera simpatica e poetica il rapporto possessivo e malato che ho con le canzoni che amo. Mi sono collegato questa sera per aggiustarlo prima di pubblicarlo quando una mattonata è arrivata diretta sul mio cranio. Non avevo salvato un cazzo. Ne ero davvero fiero. Non l’ho mai scritto in realtà? Non mi resta che riempire questo vuoto disarmante con delle brevi ma significative riflessioni che ho sempre considerato spunti per articolo interessanti che non ho mai sviluppato:

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Fuochi d’artificio

In Pillole on febbraio 3, 2011 at 7:09 pm

Spiegare quanto sia importante la musica nella mia vita è un casino. Se siete come me è difficile riuscire a comunicare che cazzo accade alle vostre vene quando arriva quel particolare istante di una canzone che amate. Quel particolare dettaglio. Quel particolare modo di cantare quella particolare parola. Ma ora credo di aver trovato un modo per spiegare al mondo intero cosa intendo. Nel video qua sotto, un live di “Fireworks” degli Animal Collective, al minuto 3.35 la telecamera inquadra la prima fila del pubblico. A sinistra si può vedere un ragazzo paffutello moro con una maglietta azzurra, che canta la canzone. Ecco. Quel ragazzo che non conosco mi emoziona, perché muovendosi riesce a spiegare quello che provo io.

Ammassati addosso ad una transenna, isolati da un esercito di persone con la quale riuscite comunque a condividere una catarsi generazionale. Unici fra migliaia di puntini nella vostra sensazione. La poesia che rimbomba nel vostro cuore come una cazzo di bomba atomica. Il non sentirsi, per un attimo, lo sfintere di questo mondo. E poi la condivisione… ecco cosa amo della musica. Quel ragazzo paffutello in prima fila.

Ho sempre pensato che After hours dei Velvet Underground fosse cantata da Edie Sedgwick

In Pillole on settembre 8, 2010 at 11:02 pm

Ho scoperto pochi giorni fa che in realtà “After hours” dei Velvet Underground è cantata dalla batterista del gruppo Maureen Tucker. Sarebbe stato molto più significativo e bello se a cantare questa canzone fosse stata Edie Sedgwick. Come ho sempre pensato fosse.

In fondo questa canzone parla dettagliatamente di lei. So che l’indiesnob medio, già sconvolto dalla mia lacuna, starà dicendo con voce da demente e muco sotto il naso “ma è Femme Fatale dei Velvet che parla di Edie”. Lo so!!! Semplicemente credo che Edie sia l’impersonificazione fisica di tutto quello che è “After hours”. Quella leggerezza, quell’ironia dei suoi occhi, quello scherzo della sua vita, e la realtà di un dramma celato dietro una danza accennata e i capelli in aria accompagnati da un trucco nero pesante.

Ogni nota di “After hours” riverbera della sensualità e della vita di Edie. E’ semplicemente illogico che Edie non abbia cantato questa canzone. Continuo a pensare che in realtà Edie Sedgwick abbia cantato “After hours”. Non potrebbe essere diversamente.