Marmo A Colazione

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TOP 5 – Canzoni sui cani

In Pillole on giugno 6, 2013 at 11:05 pm
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Primavera Sound Festival 2013 \ DAY TWO DAY THREE – Top 8 (ovvero: ero troppo ubriaco per ricordarmi 8 cose del secondo giorno)

In Recensioni on maggio 27, 2013 at 11:25 pm

Primavera Sound Festival 2013 \ DAY TWO DAY THREE – Top 8

  • Titus Andronicus muy bueno…Pitchfork muy stupido” Patrick Stickles
  • La faccia di GZA appena entrato sul palco nel vedere che il pubblico davanti a sè era esclusivamente composto da bianchi della ricca borghesia
  • Il pazzo Gay (dio lo benedica finché esisterà) che durante il dance contest di Dan Deacon decide di spodestare il leader scelto per il pubblico di sinistra e inizia a dare di matto trascinando tutti verso una coerografia collettiva.
  • “what happened guys?…a cappella? ah..ok” Daniel Johnston
  • I tre che in prima fila durante gli Shellac hanno deciso di pisciare allegramente in mezzo alla gente
  • La decenza della gente presente nel non chiamare le onoranze funebri durante il concerto dei Jesus and Mary Chain
  • “Still Together” di Mac de Marco
  • Quel fottuto eroe riccioluto biondo grasso con la faccia da disadattato e il braccio pieno di bracciali di festival che stavà lì, sempre in prima fila, ad ogni concerto a dare tutto e che tutti hanno visto. Dalle 16 di giovedì pomeriggio davanti al camion della redbull dove da solo dava di matto davanti al check di un gruppo spagnolo che senza ritegno alcuno scippava intere discografie degli Animal Collective, alle 1 di notte di domenica sera all’Apollo dove c’erano corpi che si trascinavano manco fosse un’opperia e lui riesce a dare il pugno al frontman dei Merchandise e si fa scoppiare il cervello con Monomania dei Deerhunter che è, evidentemente il pezzo del 2013.

P.s. Una lode anche a te pazzo con la parrucca dai capelli lunghi viola.
P.p.s. Un cuore anche a te “dude that apparently no reason has a tigro’s tail in his hand”cit. Dan Deacon

Cinque pensieri troppo illuminati per diventare status di Facebook

In Pillole on aprile 19, 2012 at 11:08 am

Ecco cinque pensieri prodotti dalla mia testa mentre espletavo fondamentali bisogni biologici, che sarebbero stati sprecati come status di Facebook in quanto troppo illuminati:

1. Mario Monti non esiste, in realtà non è altro che Dylan Baldi dei “Cloud Nothings” tornato indietro dal futuro con una delorian lasciata per sbaglio ad Hill Valley e l’almanacco dello sport sotto braccio. Una volta nel presente non è riuscito a convincere il se stesso giovane a conquistare il mondo, così ha deciso di farlo da solo, partendo dal popolo più stupido del pianeta.

 

2. I “Da Hand in the Middle” sono senza ombra di dubbio il miglior gruppo attualmente presente sul territorio nazionale e questo memorabile scambio di battute con Povia, avvenuto sul profilo Facebook ufficiale del cantante milanese, sta lì a dimostrarlo:

3. Il fatto che “Feels” sia alla posizione numero quattro di un’ipotetica classifica dei dischi degli Animal Collective, comprova, senza possibilità di replica alcuna, come ogni critica mossa nei confronti del collettivo di New York non è altro che la manifestazione di una disabilità mentale da parte di chi apre bocca

4. Per un sacco di tempo ho sentito parlare di Mussolini, solo ora ho capito che in realtà ci si stava riferendo al tipo che si è inventato il Bungee Jumping, solo che era così stupido da farlo a due metri e mezzo da terra.

5. In Italia capisci il target di pubblico a cui un discografico intende rivolgersi, dalla scelta o meno di far indossare il cappello al musicista che propone. L’unica scelta di marketing fatta in questo paese si basa sull’equazione: “Lo ascolteranno al primo maggio : Mettigli un cappello = Lo ascolteranno al “Mi ami” : fagli crescere le basette e spettinagli i capelli”. Probabilmente il motivo per cui non amo i gruppi italiani è perché ascoltandoli puoi capire senza difficoltà se indosseranno un capello nella foto promozionale.

 

Fuochi d’artificio

In Pillole on febbraio 3, 2011 at 7:09 pm

Spiegare quanto sia importante la musica nella mia vita è un casino. Se siete come me è difficile riuscire a comunicare che cazzo accade alle vostre vene quando arriva quel particolare istante di una canzone che amate. Quel particolare dettaglio. Quel particolare modo di cantare quella particolare parola. Ma ora credo di aver trovato un modo per spiegare al mondo intero cosa intendo. Nel video qua sotto, un live di “Fireworks” degli Animal Collective, al minuto 3.35 la telecamera inquadra la prima fila del pubblico. A sinistra si può vedere un ragazzo paffutello moro con una maglietta azzurra, che canta la canzone. Ecco. Quel ragazzo che non conosco mi emoziona, perché muovendosi riesce a spiegare quello che provo io.

Ammassati addosso ad una transenna, isolati da un esercito di persone con la quale riuscite comunque a condividere una catarsi generazionale. Unici fra migliaia di puntini nella vostra sensazione. La poesia che rimbomba nel vostro cuore come una cazzo di bomba atomica. Il non sentirsi, per un attimo, lo sfintere di questo mondo. E poi la condivisione… ecco cosa amo della musica. Quel ragazzo paffutello in prima fila.